Quando la mancanza di sicurezza sul lavoro è colpa dei dipendenti
Recentemente, a fronte degli sconvolgenti dati del Censis che fanno apparire il nostro Paese in un lugubre ma netto vantaggio su Francia , Spagna e Germania in quanto a morti sul lavoro, si è insinuata una posizione tra esponenti di importanti industrie e parte dei nostri governanti, che in realtà le morti bianche dipendano totalmente dai lavoratori, i quali non farebbero un consapevole uso, per mancanza d’informazione o per distrazione, delle misure di sicurezza da adottare sul lavoro che le imprese forniscono loro.
Singolare opinione, che se vera, vorrebbe sottolineare lo scarso attaccamento alla vita di milioni di operai che decedono, vittime del loro stesso lavoro, e a questo punto definibili come suicidi.
Ma la realtà delle cose, a ben vedere, è molto diversa.
Le imprese italiane, di piccole e medie dimensioni, si trovano in una situazione di arretratezza in termini di apparecchiature per la sicurezza sul lavoro, in parte per colpa delle stesse, che cercano ogni espediente per diminuire i costi, in parte per la politica nazionale ed europea che “costringe” piccoli e medi imprenditori ad elevati tassi d’interesse.
Inoltre le situazioni di precariato che “premiano” con contratti chi produce maggiormente (violando comunque il fondamentale diritto al lavoro, cardine della nostra Costituzione), costringono gli operai ad aumentare il carico e i ritmi di lavoro innescando un consequenziale aumento del rischio di incidenti, più o meno gravi.
Tale analisi pone in risalto quanto in Italia purtroppo la sicurezza sul lavoro sia una nota estremamente dolente, e ogni passo falso può essere drammaticamente determinante.
Questo problema andrebbe risolto una volta e per tutte dalle radici, non sforzandosi solo con campagne di sensibilizzazione “una tantum”.