Lavoro nero : un modo come un altro per non tutelare il lavoratore

C’è una mancanza di sicurezza sul lavoro che non riguarda solamente l’uso minore o maggiore di attrezzature e dispositivi per tutelare il lavoratore nel suo ambito, ma che investe molti dipendenti a livello psicologico, dando origine a patologie che poi sfociano e vengono somatizzate a livello fisico.

Tutto ciò ha un nome ben preciso : lavoro nero.

E’ purtroppo la situazione di molti giovani, costretti a lavorare in condizioni di precariato a trecentosessanta gradi.

Se ci riferiamo ai “lavori da ufficio” il rischio per la salute è un fattore soprattutto morale e mentale, che può  provocare un grande stress a causa di mancanza di sicurezza per il futuro.

Le aziende, solitamente piccole e medie, approfittano largamente della questione della “crisi generale” del nostro Paese  traendo il massimo profitto e tenendo in una sorta di limbo i loro dipendenti, che aspettano senza mai vedere effettivamente un riconoscimento legale di ciò che producono e di ciò per cui si adoperano ogni giorno.

Questa tipologia di “datori di lavoro”, o meglio piccoli imprenditori, solitamente mantiene un anno e non di più i giovani che lavorano per la loro attività, con un ricambio costante di dipendenti.

Inutile dire che questo circolo vizioso danneggia anche le aziende, che non potendo contare, se non per brevi periodi, sempre sulle stesse persone, non potranno instaurare rapporti di fiducia e dovranno continuamente provvedere alla formazione di nuove persone.

Riferendoci invece al lavoro nero in fabbriche o ai lavoratori che raccolgono i prodotti della terra nelle campagne, manodopera a bassissimo costo, possiamo constatare che perlopiù si tratta di lavoratori stranieri ed extracomunitari.

Costoro non solo sono maggiormente esposti al rischio di infortuni sul lavoro, ma vivono spesso in condizioni al limite delle condizioni civili e subiscono ogni sorta di angherie e prepotenze da parte dei loro “padroni”.

Dormono il più delle volte ammassati in stalle o baracche, non hanno disponibilità di acqua potabile o la possibilità di lavarsi e indossare abiti puliti quotidianamente e, ovviamente, non godono di alcuna assistenza sociale e sanitaria.

Se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, questo è il caso di dire che lo rende di gran lunga più simile alle bestie.


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