Quando la mancanza di sicurezza sul lavoro si trasforma in schiavitù : il lavoro coatto

Oltre al lavoro nero, deprecabile di per sè, c’è una forma di sfruttamento ancora peggiore, che priva il lavoratore di ogni sorta di assistenza e mezzi di sicurezza sul lavoro, sconfinando nella schiavitù e nel maltrattamento fisico della persona e che purtroppo riguarda per lo più gli immigrati : il lavoro coatto.

Coatto è una parola che deriva dal verbo latino “cogo, is, coegi, coactum, ere”, che vuol dire costringere, forzare.

Dunque il lavoro coatto equivale al lavoro forzato.

Questa situazione deplorevole in un contesto moderno e civile è stata esaminata nella giornata di ieri (19 febbraio), per quanto riguarda la Regione Lazio, in un Convegno tenutosi a Latina e voluto dalla Uil. L’iniziativa dell’ Associazione sindacale nasce soprattutto dall’esigenza di una presa di coscienza e di una sensibilizzazione a tale problema e si concretizza nella realizzazione di un progetto che prevede cinque sportelli per gli immigarti.

L’idea degli sportelli potrebbe essere un primo passo verso l’integrazione dei lavoratori stranieri, i cui vantaggi si ripercuterebbero positivamente sia sulla sicurezza dei cittadini stessi, sia nell’ambito del mondo del lavoro.

Naturalmente andrà poi chiarita e affermata anche la legislazione in merito allo status di tale tipologia di lavoratori e le sanzioni per le aziende e i datori di lavoro che continueranno con comportamenti intollerabili in una società attualmente sempre più multietnica e dinamica.


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