Feb 26 2009

Sicurezza sul lavoro : prevenire è meglio che curare

Il famoso slogan pubblicitario di una nota marca di dentifricio è stato azzeccato e sfruttato nel linguaggio comune fino a divenatre una sorta di proverbio, un “topos” moderno da applicare,a  ben vedere, in qualunque campo.

Oggi più che mai andrebbe seriamente preso in considerazione nell’ambito della sicurezza sul lavoro : infatti, se i datori di lavoro creassero le condizioni opportune per installare sistemi di sicurezza adeguati, e facessero adottare anche agli operai semplici precauzioni che davvero potrebbero evitare infortuni se non proprio la morte, l’Italia avrebbe risolto una bella fetta di problematiche relative al mondo del lavoro.

Purtroppo però non è così, anzi.

Imprenditori menefreghisti e operai in balìa di macchinari obsoleti, agricoltori con trattori rotti e macchine arrugginite, scavatori e pale meccaniche senza sellino, macchinari con sbarre di sicurezza che non funzionano e operai che vi entrano dentro come se niente fosse.

Evidentemente risparmiare un po’ di soldi vale più che lavorare in sicurezza e garantire un futuro ai tantissimi lavoratori che ogni giorno si trovano in queste condizioni e, fatto ancora più grave, credono che ciò sia “normale”.


Feb 25 2009

Sicurezza sul lavoro : un sostegno psicologico per i lavoratori

Nel Lazio l’Ordine degli Psicologi si sta attivando per rendere i luoghi di lavoro e la convivenza in essi più gradevole tramite assistenza ai lavoratori.

Tale progetto nasce da molteplici studi in tema di sicurezza sul lavoro da parte degli psicologi, poichè è fondamentale, nel quadro della prevenzione e della salute del lavoratore, che ci siano sul luogo di lavoro, ove ognuno trascorre buona parte della propria giornata, quelle caratteristiche di serenità e di “non stress” che permettono al dipendente di sentirsi a proprio agio e di produrre un lavoro qualitativamente superiore.

Tranquillità e luoghi di lavoro più salubri invogliano i lavoratori alla puntualità e al rispetto dei colleghi, evitando di instaurare situazioni sgradevoli che a lungo andare conducono a stati emotivi tendenti alla depressione.

Purtroppo il lavoro resta e sarà sempre una delle principali fonti di realizzazione e di affermazione di sè, per cui l’uomo si identifica con la propria mansione.

Non è più solo uno strumento di sostentamento, ma in un secolo in cui la famiglia o l’idea di essa, completamente stravolta e calpestata, non esisite quasi più, esistono invece milioni di uomini e donne “in carriera”. Se poi tale carriera non è neanche del tutto gratificante, a livello psicologico diventa fondamentale la neessità di un sostegno.


Feb 24 2009

La rabbia e l’indignazione : ancora morti sul lavoro

Il fatto che ogni giorno muoiano all’incirca quattro persone sul luogo di lavoro, oramai, non fa più notizia : rientra nella statistica.

E pensare che si muore di meno in guerra…

Questa situazione, oltre a suscitare l’indignazione di milioni di famiglie che hanno perso un parente o che si ritrovano con familiari gravemente invalidi a causa della mancanza di sicurezza sul lavoro, sembra non interessi nessun altro.

Non interessa ai politici, intoccabili e mai sfiorati da crisi economica, precariato e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro, non interessa all’opinione pubblica e ai lavoratori stessi, che avvertono tali decessi come notizie lontane e che certamente non li riguardano.

Ma stiamo parlando, cifre tristemente elevate alla mano, di vite umane, non di personaggi fittizi, ma proprio di esseri umani che la mattina si svegliano per guadagnarsi da vivere e per mantenere la propria famiglia e la sera non fanno ritorno alle loro case, vittime di omicidi perpetrati ogni giorno e ogni giorno di più.

Assassini di queste stragi, chiamte “bianche”, (si cerca di indorare la pillola, insultando ancora di più le famiglie delle vittime), sono imprenditori disonesti, che mettono al primo posto il “dio denaro” e non si preoccupano minimamente delle condizioni in cui i loro operai vertono e sono costretti a lavorare.

L’importante è guadagnare e tarre profitti a tutti i costi : i soldi, in fondo, sono di gran lunga più importanti di una vita umana.


Feb 23 2009

Sicurezza sul lavoro

Sarebbe utile che in Italia, ma anche altrove ovviamente, si riuscissero a salvaguardare l’incolumità e la sicurezza sul lavoro di ogni lavoratore, dall’impiegato al manovale.

Il luogo di lavoro non solo dovrebbe essere confortevole in termini di ambiente (scrivanie e sedie che non vadano a ledere la colonna vertebrale, ambienti chiusi in cui sia bandito completamente il fumo per quanto riguarda gli uffici, attrezzature nuove e non arrugginite, impalcature a norma, uso di scarpe antiinfortunistiche ed elmetti per quanto riguarda le altre tipologie di impiego), ma anche in termini di rapporti tra dipendenti e datori di lavoro.

La nascita di tensioni in luoghi in cui le persone trascorrono la maggior parte della loro giornata, dalle 8 ore in su, crea sicuramente scompensi e una mancata soddisfazione in chi lavora, che inevitabilmente porta ad un abbassamento drastico della qualità della produzione e del livello lavorativo.

Per non parlare poi di tutte quelle tipologie di malessere che determinano un notevole stress e a volte a stati depressivi.

In certi casi ancora peggiori si assiste al fenomeno del “mobbing”, sapientemente attuato da certe aziende, che mette il dipendente nella situazione di sentirsi svuotato dei propri compiti e fanno in modo che lo stesso decida di abbaqndonare il proprio posto di lavoro.

Questi sono aspetti importanti e di non minor rilievo degli incidenti e degli infortuni che avvengono cadendo da tettoie o utilizzando macchinari.


Feb 20 2009

Quando la mancanza di sicurezza sul lavoro si trasforma in schiavitù : il lavoro coatto

Oltre al lavoro nero, deprecabile di per sè, c’è una forma di sfruttamento ancora peggiore, che priva il lavoratore di ogni sorta di assistenza e mezzi di sicurezza sul lavoro, sconfinando nella schiavitù e nel maltrattamento fisico della persona e che purtroppo riguarda per lo più gli immigrati : il lavoro coatto.

Coatto è una parola che deriva dal verbo latino “cogo, is, coegi, coactum, ere”, che vuol dire costringere, forzare.

Dunque il lavoro coatto equivale al lavoro forzato.

Questa situazione deplorevole in un contesto moderno e civile è stata esaminata nella giornata di ieri (19 febbraio), per quanto riguarda la Regione Lazio, in un Convegno tenutosi a Latina e voluto dalla Uil. L’iniziativa dell’ Associazione sindacale nasce soprattutto dall’esigenza di una presa di coscienza e di una sensibilizzazione a tale problema e si concretizza nella realizzazione di un progetto che prevede cinque sportelli per gli immigarti.

L’idea degli sportelli potrebbe essere un primo passo verso l’integrazione dei lavoratori stranieri, i cui vantaggi si ripercuterebbero positivamente sia sulla sicurezza dei cittadini stessi, sia nell’ambito del mondo del lavoro.

Naturalmente andrà poi chiarita e affermata anche la legislazione in merito allo status di tale tipologia di lavoratori e le sanzioni per le aziende e i datori di lavoro che continueranno con comportamenti intollerabili in una società attualmente sempre più multietnica e dinamica.


Feb 19 2009

Lavoro nero : un modo come un altro per non tutelare il lavoratore

C’è una mancanza di sicurezza sul lavoro che non riguarda solamente l’uso minore o maggiore di attrezzature e dispositivi per tutelare il lavoratore nel suo ambito, ma che investe molti dipendenti a livello psicologico, dando origine a patologie che poi sfociano e vengono somatizzate a livello fisico.

Tutto ciò ha un nome ben preciso : lavoro nero.

E’ purtroppo la situazione di molti giovani, costretti a lavorare in condizioni di precariato a trecentosessanta gradi.

Se ci riferiamo ai “lavori da ufficio” il rischio per la salute è un fattore soprattutto morale e mentale, che può  provocare un grande stress a causa di mancanza di sicurezza per il futuro.

Le aziende, solitamente piccole e medie, approfittano largamente della questione della “crisi generale” del nostro Paese  traendo il massimo profitto e tenendo in una sorta di limbo i loro dipendenti, che aspettano senza mai vedere effettivamente un riconoscimento legale di ciò che producono e di ciò per cui si adoperano ogni giorno.

Questa tipologia di “datori di lavoro”, o meglio piccoli imprenditori, solitamente mantiene un anno e non di più i giovani che lavorano per la loro attività, con un ricambio costante di dipendenti.

Inutile dire che questo circolo vizioso danneggia anche le aziende, che non potendo contare, se non per brevi periodi, sempre sulle stesse persone, non potranno instaurare rapporti di fiducia e dovranno continuamente provvedere alla formazione di nuove persone.

Riferendoci invece al lavoro nero in fabbriche o ai lavoratori che raccolgono i prodotti della terra nelle campagne, manodopera a bassissimo costo, possiamo constatare che perlopiù si tratta di lavoratori stranieri ed extracomunitari.

Costoro non solo sono maggiormente esposti al rischio di infortuni sul lavoro, ma vivono spesso in condizioni al limite delle condizioni civili e subiscono ogni sorta di angherie e prepotenze da parte dei loro “padroni”.

Dormono il più delle volte ammassati in stalle o baracche, non hanno disponibilità di acqua potabile o la possibilità di lavarsi e indossare abiti puliti quotidianamente e, ovviamente, non godono di alcuna assistenza sociale e sanitaria.

Se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, questo è il caso di dire che lo rende di gran lunga più simile alle bestie.


Feb 18 2009

Febbraio : altre vittime sul lavoro

ll mese di Febbraio, che tra una maschera e qualche scherzo di Carnevale sta giungendo al termine, è stato tristemente ricco in termini di caduti sul lavoro.

Dall’edilizia all’agricoltura, dalla fabbrica all’impalcatura, dal nord al sud della penisola passando per il centro, giovani e meno giovani, ancora tante persone hanno perso la loro vita sul posto di lavoro.

E ritorna il leit motiv di tante campagne di prevenzione e di tante pubblicità, ribadendo che tutte queste morti ingiuste, a volte più numerose di quelle altrettanto ingiuste provocate dalle guerre, si potrebbero evitare se solo fossero adottate seriamente le misure di sicurezza nei luoghi di lavoro.

La sicurezza sul lavoro, o meglio, la mancanza di essa, è la vera piaga del nostro “tecnologico e futuristico” secolo.

Numerosi su Internet i blog che affettuosamente ma anche con tanta rabbia ricordano amici, parenti e a volte perfetti sconosciuti che sono deceduti svolgendo le proprie mansioni.

Il dolore delle famiglie lascia presto spazio ai fatti avvenuti: dalle parole che scorrono veloci emerge una voglia di cambiamento dello status quo che sembra sempre troppo difficile raggiungere.

Tutto ciò non deve essere prerogativa di chi ha subito una perdita, ma dovrebbe essere un problema che investe la collettività, e tale collettività potrebbe e dovrebbe fare sicuramente di più in tal senso.


Feb 12 2009

Quando la mancanza di sicurezza sul lavoro è colpa dei dipendenti

Recentemente, a fronte degli sconvolgenti dati del Censis che fanno apparire il nostro Paese in un lugubre ma netto vantaggio su Francia , Spagna e Germania in quanto a morti sul lavoro, si è insinuata una posizione tra esponenti di importanti industrie e parte dei nostri governanti, che in realtà le morti bianche dipendano totalmente dai lavoratori, i quali non farebbero un consapevole uso, per mancanza d’informazione o per distrazione, delle misure di sicurezza da adottare sul lavoro che le imprese forniscono loro.

Singolare opinione, che se vera, vorrebbe sottolineare lo scarso attaccamento alla vita di milioni di operai che decedono, vittime del loro stesso lavoro, e a questo punto definibili come suicidi.

Ma la realtà delle cose, a ben vedere, è molto diversa.

Le imprese italiane, di piccole e medie dimensioni, si trovano in una situazione di arretratezza in termini di apparecchiature per la sicurezza sul lavoro, in parte per colpa delle stesse, che cercano ogni espediente per diminuire i costi, in parte per la politica nazionale ed europea che “costringe” piccoli e medi imprenditori ad elevati tassi d’interesse.

Inoltre le situazioni di precariato che “premiano” con contratti chi produce maggiormente (violando comunque il fondamentale diritto al lavoro, cardine della nostra Costituzione), costringono gli operai ad aumentare il carico e i ritmi di lavoro innescando un consequenziale aumento del rischio di incidenti, più o meno gravi.

Tale analisi pone in risalto quanto in Italia purtroppo la sicurezza sul lavoro sia una nota estremamente dolente, e ogni passo falso può essere drammaticamente determinante.

Questo problema andrebbe risolto una volta e per tutte dalle radici, non sforzandosi solo con campagne di sensibilizzazione “una tantum”.


Feb 11 2009

In Sicilia primi passi sulla sicurezza del lavoro

Il 10 febbraio si è riunito in Sicilia, dopo agitazioni dei mesi scorsi e  afronte di necessità reali, un tavolo di confronto nell’ ambito della sicurezza del lavoro, fortemente voluto dall’ Assessore al lavoro della Regione Carmelo Incardona.

Punti focali saranno l’analisi delle varie situazioni del rischio negli ambienti di lavoro, una serie di proposte inerenti la prevenzione di infortuni e incidenti e quanto davvero si stia facendo per far rispettare la normativa in materia.

Tutto ciò si è deciso soprattutto perchè proprio in Sicilia c’è stato un aumento di morti sul lavoro nel corso del 2008, fatto anomalo rispetto all’andamento del resto del Paese.

Tra ciò che verrà preso in esame, anticipiamo tre iniziative volte all’integrazione nel mondo del lavoro dei giovani con precedenti penali, all’accrescimento delle competenze tramite corsi di formazione per coloro che si occupano di sicurezza sul lavoro e all’inserimento degli stranieri nei diversi ambiti lavorativi.


Feb 9 2009

L’agricoltura miete vittime : ancora mancanza di sicurezza sul lavoro

Forse non tutti sanno che il settore agricolo è quello che all’anno registra il 25% di decessi sul lavoro.

La maggior parte di essi avviene a causa del trattore : nessuno si cura di mettere a norma di sicurezza o perlomeno di controllare regolarmente questi attrezzi, veri e propri strumenti di morte.

Agricoltori ignari salgono spesso su trattori ormai vecchi che misteriosamente si ribaltano con una frequenza ogni giorno drammaticamente maggiore, schiacciando il lavoratore.

Anche in questi casi si parla di mancanza di sicurezza sul lavoro, in un ramo dell’occupazione fondamentale nel nostro Paese.

Inoltre le statistiche del nuovo anno già hanno fornito i primi risultati sconfortanti : infatti nel Gennaio 2009 si è registrato un incremento degli incidenti gravi sul lavoro, spesso mortali, rispetto allo stesso mese del 2008.